giovedì 26 gennaio 2017

A cosa servono i corsi di scrittura creativa?


E' la domanda che, nel corso di questi anni, mi è stata rivolta più spesso. Seguita da: «Si può insegnare a narrare bene?»
E la risposta è sempre la stessa: «Dipende».
Innanzi tutto occorre fare una distinzione tra le maggiori motivazioni per le quali ci si potrebbe iscrivere a un corso di scrittura.
1. Scrivo da tempo, non trovo il coraggio di proporre i miei lavori, mi sento insicuro e non sempre riesco a dare una struttura efficace ai testi che compongo. In pratica il mio modo di scrivere ha bisogno di regole! Serve qualcuno che mi dica come iniziare, come portare avanti la trama e come concluderla nel rispetto delle regole (perché anche la narrazione ne ha).
2. Ho bisogno di comunicare qualcosa che nasce da dentro e che non trova modo di emergere, di concretizzarsi, di esprimersi.
Nel primo caso è possibile dare «qualche dritta». Fornire quelle informazioni tecniche e, attraverso esercizi mirati, aiutare a metterle in pratica. Ma soprattutto è possibile, e doveroso, sostenere chi teme di mettersi in gioco narrativamente ed aiutarlo a farlo. Partecipare ai concorsi (alcuni, seri) è una bella esperienza. Non classificarsi non significa necessariamente non essere «bravi», non essere «pronti». Riprovare, è consigliabile. La scrittura cresce con noi. E ciò che abbiamo scritto ieri, oggi, potrebbe non rappresentarci più.
Nel secondo caso, invece, occorre fare qualche riflessione.
Un modo efficace che abbiamo per raccontare o condividere con altri le nostre idee, i nostri pensieri, le nostre perplessità è scrivere.
Quando viviamo un'esperienza positiva, negativa, fantastica o che preferiremmo dimenticare, non lo facciamo mai con rigorosa lucidità perché ogni avvenimento, se raccontato e raccontabile, è soggetto a deformazioni dovute al coinvolgimento emotivo di quanto accaduto e al meccanismo attraverso cui ricostruiamo l'evento.
Immagini, colori, profumi, emozioni che dentro di noi sono chiare, inoltre, devono essere riportate all'altro in modo che egli possa comprendere al meglio quello che vogliamo comunicare. 
Il  vantaggio del farlo attraverso la narrazione di sé e delle proprie esperienze percettive reali o fantastiche spolverate o intrise di emozioni sta nella possibilità di uscire dal confine del «conosciuto» e attraverso l'uso della concretezza o fantasia, di vivere e condividere esperienze sognate e mai realizzate, indossando gli abiti di altre persone, vivendo in luoghi e in circostanze che nella realtà di ogni giorno non ci daremo mai il permesso di vivere.
Che si voglia usare la scrittura per mettere nero su bianco emozioni che non confideremmo mai a nessuno (pagine di un diario), per lasciare un pezzo di noi ai posteri (autobiografia) o per soddisfare il desiderio di essere scrittori e quindi persone che non scrivono solo per sé, ma anche per altri, è una valida e inimitabile possibilità di espandere l'esperienza emotiva riconoscendone le sfaccettature e la parti in ombra. 
Quindi: «Si può insegnare a narrare bene?»
«Si può leggere quello che è stato narrato, suggerendo tecniche dove mancano,  ma soprattutto aiutando a trovare il proprio modo di raccontarsi, nella modalità e nell'intensità che solo l'autore può decidere di sperimentare.»
 
 
 
Copyright © 2016 Mariangela Ciceri  - L'autore non è responsabile per quanto pubblicato dai lettori nei commenti ad ogni post. Alcuni testi o immagini inserite in questo blog sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore, vogliate comunicarlo via e-mail, saranno immediatamente rimossi