martedì 4 luglio 2017

Creatività e gusto


Mariangela Ciceri
giornalista - scrittrice - direttore UnitreAlessandria
docente di scrittura creativa Università delle Tre Età
dottoressa in Scienze & Tecniche Psicologiche - Counselor Professionale Avanzato
Master in Counseling Integrato Scuola Superiore Europea di Counseling Professionale
per iniziative e laboratori visita il sito http://www.mariangelacounselor.blogspot.it/
Linkedin Mariangela Ciceri - cicerimariangela@gmail.com

 

Si scrive soprattutto per comunicare e non vi è alcuna forma di comunicazione che non si avvalga anche dei sensi i quali rappresentano, e sono una porta, tra noi e il mondo.
Un buon testo, di qualunque genere e qualunque sia la sua finalità, ovvero «cosa» chi lo scrive vuole fare «arrivare» al lettore, è reso tale attraverso l’applicazione di una regola: «mostrare» e non descrivere.
Un esempio potrebbe essere dato dalla frase: «ho mangiato un buon gelato».
Frase che non ha di per sé alcun significato comunicativo. Questo perché il concetto di «buono» è qualcosa di estremamente personale e soggettivo. Per me un buon gelato potrebbe essere quello acquistato al supermercato, un cornetto al cioccolato, magari vegano ma qualcun altro, leggendo potrebbe farsi venire in mente un gelato artigianale servito in uno scodellino con un cucchiaino colorato.
Il lettore quando non ha dettagli rispetto a ciò che legge tende a inserirli attingendo alle proprie esperienze e alla propria capacità di fantasticare.
Se nel descrivere un’esperienza, una situazione, un evento useremo i sensi stabiliremo dei confini entro il quale chi ci legge potrà contenere la sua immaginazione senza correre il rischio di alterare la comunicazione alla base dello scritto.
Scrivere usando come strumento principale il gusto è un modo per sperimentare la scrittura attraverso i sensi.
Rientra nel filone dell’autobiografia poiché «ricordando» un sapore e un gusto già assaggiati ci riappropriamo di vissuti e di ricordi per arrivare a esplorare, descrivere e vivere il presente.
Usare la percezione per narrare emozioni, creare personaggi e racconti ci consentirà di creare una sorta di «ricettario» della nostra vita.
Si potrà quindi narrare l’infanzia e ricordi che emergono pensando al cibo tipico di quell’età. Ricordare le persone che cucinavano per noi e come lo facevano. Quali erano i cibi del giorno di festa e come venivano preparati e presentati. I colori, i profumi, le stanze e le persone.
E ancora associare i sapori «forti» ai momenti complessi dell’esistenza: adolescenza, i problemi con la scuola, gli amici, i primi amori, l’ingresso nel mondo del lavoro, oppure l’attesa di un lavoro.
Il dolce, l’amaro, l’acre e il brusco della vita.
Racconti che parlano di noi e di come attraverso il cibo che ci hanno dato, che abbiamo cucinato, comprato, ordinato e mangiato possiamo raccontarci. 
 

Esercizio consigliato: pensa a un giorno di festa (compleanno, Natale, Pasqua, una nascita…) e raccontalo facendo del cibo il personaggio principale.

 

 



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