domenica 17 settembre 2017

Corso Base di Scrittura Creativa

da giovedì 21 settembre 2017

Programma corso base scrittura creativa on-line

Il corso di si rivolge
  • a chi si avvicina per la prima volta alla scrittura creativa
  • a chi, avendo già esperienza vuole approfondire le conoscenze tecniche della narrazione
  • a chi da tempo ha in mente un'idea ma non trova la motivazione a farlo, perchè non crede nelle proprie capacità oppure non sa come sviluppare la storia
  • a chi sta cercando idee perchè teme di averle esaurite
  • a chi pur avendo già esperienza in materia vuole trovare in modo di dare maggior consistenza ai personaggi, alla trama, all'intreccio, consolidando la struttura del testo

L'argomento di ogni lezione verrà inviata settimanalmente via e-mail e conterrà:
  • una parte teorica (il dettaglio degli argomenti è nel programma che segue)
  • un'analisi dei testi inviati
  • esercitazioni pratiche
  • scheda di lavoro e un progetto di scrittura a lungo termine (contemporaneamente alle esercitazioni proposte settimanalmente si lavorerà ad un progetto che ha come scopo finale la stesura di un racconto breve) 

Programma in dettaglio

  1. Come e perchè si scrive: ispirazione, motivazione e tecnica. Le storie che andrebbero raccontate. Istinto e tecnica nella narrazione. Il timore della pagina bianca. Esercitazioni.
  2. La costruzione della trama, la sua struttura, il tema e la premessa tematica. L'incipit e l'inizio più giusto. Esercitazioni.
  3. La costruzione dei personaggi, la loro caratterizzazione, la caratterizzazione psicologica e le descrizioni fisiche. Personaggi principali e personaggi secondari. L'eroe e l'antieroe. Esercitazioni.
  4. L'ambientazione. Una scena per ogni storia. Gli intrecci e gli ambienti. I colpi di scena: ciò che il lettore non si aspetta di leggere. Esercitazioni.
  5. Il punto di vista. La voce narrante. Le descrizioni. Il linguaggio appropriato e di immediata comprensione. Esercitazioni.
  6. La scrittura autobiografica come spunto per storie reali e/o fantastiche. Quando parlare di noi è un bisogno più nostro che una necessità narrativa. Creare un personaggio che mi rassomiglia e fargli vivere storie che mi piacciono. Esercitazioni.
  7. Gli elementi dello stile e l'individuazione/costruzione di uno stile proprio. La revisione dei testi: editing di se stessi. Esercitazioni.
  8. L'officina della creatività.


Il costo è di 15 euro a lezione
Metodi di pagamento Bonifico bancario o Poste Pay. 
Per ulteriori informazioni contattami sulla mia pagina di Fb oppure invia una e-mail a: cicerimariangela@gmail.com



Testi Copyright © 2017 Mariangela Ciceri - Immagini Copyright © 2017 Brajda Bruno Gabriele
L'autore non è responsabile per quanto pubblicato dai lettori nei commenti ad ogni post.

domenica 10 settembre 2017

Corso Avanzato di scrittura creativa

DALL'INCIPIT
AL
FINALE
Corso Avanzato di scrittura Creativa in 3 lezioni on line
 
Programma

14 settembre: Prima dell'incipit. Motivazioni, strumenti narrativi, progettazione e metodo.
 
21 settembre: Ambientazione e personaggi. Tempi e luoghi, personaggi principali e secondari.
 
28 settembre: Revisioni, prima e seconda stesura. Tecniche e regole.
 
per informazioni
 
 

giovedì 31 agosto 2017

Corso

Il programma del corso
sarà pubblicato sul Blog 
a partire dall'11 settembre
 
 

martedì 15 agosto 2017

Viaggi narrativi.


Mariangela Ciceri
giornalista - scrittrice
docente di scrittura creativa Università delle Tre Età
organizza corsi e laboratori in Alessandria
 
È esattamente quello che rappresenta lo scrivere: un viaggio attraverso il quale raccontare eventi, fatti, storie che sentiamo avere un senso raccontare.
Chi scrive di professione ben conosce quel bisogno che nasce da dentro di intraprendere un nuovo itinerario di cui conosce solo la data di partenza, ma del quale, nella maggior parte dei casi, all’inizio, ignora le tappe e gli eventuali rallentamenti o le imprevedibili complicazioni.
Si «parte» per soddisfare un desidero.
Si creano personaggi per avere gli strumenti necessari a raccontare.
Si scelgono luoghi, tempi e quando questo viene fatto con impegno si creano le ambientazioni giuste per una storia che ha bisogno di definire i propri contorni e trovare il giusto rilievo.
Ci sono viaggi narrativi che nascono per la creatività e la fantasia di chi li scrive e ne cura le trame e i dettagli. Altri che ci inducono a ripercorre vecchi itinerari vissuti con apprensione o gioia.
Stanze narrative collocate dentro di noi nella quali guardare e guardarsi, assume una valenza «intima» con la quale non è sempre facile confrontarsi.
Scrivere, a qualunque livello, è un modo alternativo di essere noi stessi.
Gli scrittori creano personaggi immaginari entro ai quali mettere, ben nascosti, pregi e virtù proprie o delle persone che conoscono.
Chi intraprende il proprio viaggio narrativo, colloca sé stesso al centro di una storia, la sua storia, che vorrebbe poter riscrivere.
La narrazione è qualcosa che ci porta oltre la quotidianità di vissuti percepiti come prigioni, che ci fa scoprire relazioni e situazioni desiderate o evitate di cui non sempre abbiamo consapevolezza.
Scrivere è liberare quella parte di noi a cui non sempre abbiamo concesso di dire la sua. È controllare l’incontrollabile, amare ciò che non è amabile, odiare ciò che ci hanno o ci siamo costretti ad amare.
Scrivere, in alcuni casi, è prendere la giusta distanza da ciò che ci fa soffrire e riavvicinarci a ciò che ci render felici.
Ma il dono più prezioso dello scrive e di compiere un viaggio narrativo è che solo noi potremo decidere SEMPRE se e quando rendere pubblico quello che abbiamo narrato. E se le parole che hanno preso forma sul foglio ci sembrano troppo intime, nulla ci impone di fare qualcosa di diverso che nasconderle nello scrigno dei nostri segreti, oppure, se rileggerle ci provoca dolore, bruciarle e lasciare che sia l’aria a condurle lontano da noi.
Scrivere è un moto di essere liberi. È vivere una libertà a cui, una volta assaporata, è difficile rinunciare.  
 
 

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martedì 8 agosto 2017

Quando scrivere, a chi scrivere, perché scrivere.


Si parla molto di «scrittura».
Secondo alcuni perché siamo un popolo di scrittori, secondo altri perché sentiamo il bisogno di raccontare, ma soprattutto perché scrivere è parte della nostra formazione scolastica e del nostro percorso di vita.
Un tempo si scrivevano lettere, oggi si mandano messaggi; un tempo si tenevano diari, oggi abbiamo trasformato i social in pagine di diario; un tempo si ricevevano cartoline, oggi usiamo Instagram per mostrare ciò che un tempo arrivava con la posta.
Non esiste più, salvo rare eccezioni, una sfera «intima» e personale.
Dei nostri amici virtuali sappiamo che mestiere fanno, quante volte vanno dal dentista, in quali negozi fanno la spesa, dove vanno a scuola i loro figli e, in casi estremi, se e quante volte litigano con il partner o con la domestica.
Si direbbe quindi che scriviamo più ora di un tempo e che la scrittura sia diventata uno strumento di comunicazione assoluto e alla portata di tutti.
Come ogni cosa, tuttavia, quando troppo inflazionata, perde il suo fascino e il suo potere.
Ce ne accorgiamo dalle «conversazioni» sui social, dall’aggressività e dalla noia di alcuni contenuti, ripetitivi e senza scopo.
Ci sono blog che vengono aggiornati come fossero capitoli di un libro, che si riempiono di storie e luoghi proprio come fosse trame e ambientazioni.
Ecco allora la prima domanda: quando scrivere?
Poiché la modalità usata sui social è quella di un genere autobiografico, gli autori dovrebbero tenere a mente che per raccontare la propria vita, occorre viverne o averne vissuta una originale e interessante.
Per dare una risposta alla seconda domanda: a chi scrivere? occorre fare una riflessione e chiedersi: chi vorremmo che leggesse ciò che scriviamo?
Un pubblico di lettori?
Il vicino di casa a cui non riusciamo a dire di persona che è un maleducato?
Il figlio con cui non riusciamo a parlare o il marito con il quale non abbiamo più niente da dire a voce?
Come detto nelle lezioni precedenti, sapere e tenere sempre a mente a chi stiamo scrivendo, è un elemento fondamentale.
Occorre usare il linguaggio giusto, ma soprattutto rendere il contenuto di quanto scriviamo accessibile al lettore senza mai perdere di vista il genere (letterario) scelto per farlo.
Sul perché scrivere non basterebbero 5-6 lezioni.
Si scrive perché piace rendere oggettivo il soggettivo.
Perché essere soli davanti al foglio (elettronico o di carta) ci mette in comunicazione con la parte migliore o peggiore di noi.
Perché adoriamo, una volta completato il lavoro, metterci alla ricerca di qualcuno a cui piaccia e decida di investire su di noi, pubblicandolo.
Perché scrivere ci fa sentire meglio (basti vedere l’enorme uso che si fa della scrittura in medicina e psicologia).
Perché ci permette di dire quello che altrimenti non diremmo mai. E per mille altre ragioni ancora.  

Esercizio: Io e la scrittura.  
 
 
 
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martedì 1 agosto 2017

Eroi, draghi, elfi e maghi. Il fantasy


Mariangela Ciceri
giornalista - scrittrice di gialli - direttore UnitreAlessandria
docente di scrittura creativa Università delle Tre Età
Autrice di: Prigioniera della paura (romanzo)
Ricatto silenzioso (romanzo)
Scrivere, raccontare, raccontarsi. Manuale e tecniche di scrittura creativa
per vedere tutte le mie pubblicazioni visita la pagina: i libri che ho pubblicato

 
Il Fantasy è un genere letterario che contiene nella trama, elementi magici, soprannaturali, conflitti, personaggi irreali e che sebbene annoveri trai suoi autori personaggi come J. K. Rowling (Harry Potter), o J. R. R. Tolkien (Il signore degli anelli) non è considerabile letteratura per l’infanzia.
L’ambientazione può ricordare, ma non è una caratteristica peculiare, quella di un romanzo storico-medioevale per la presenza di castelli, cavalieri, condottieri, draghi, maghi e personaggi e mezzi affini.
Spesso i protagonisti vivono storie d’amore, intense, complicate, a volte violente. Altre volte sono alla ricerca di tesori, posti magici dove vivono personaggi dotati di potere, positivi o negativi.
Possono esserci interventi malevoli o benevoli di lupi mannari, vampiri, elfi, gnomi…
In questo genere, come d’altra parte anche negli altri, l’equilibrio della narrazione e la giusta creazione e distribuzione dei personaggi, con i loro vissuti, è fondamentale.
Ma soprattutto, sebbene l’aspetto fantasy consenta di non dovere definire un «tempo», proprio questa indefinitezza, obbliga a trovare una dimensione storico-fantastica dove l’attenzione per i particolari (indumenti, armi, abitazioni…) è parte del lavoro narrativo.
Sono elementi fondamentali: la creatività e l’immaginazione dell’autore, elementi quali allegorie, metafore, simbolismi.
Anche il linguaggio ha un ruolo importante, come lo aveva nelle fiabe quando il testo era indirizzato a dei giovani lettori.
Immediatezza o lungaggine nei passaggi descrittivi sono dovuti allo stile dello scrittore ma non sono elementi che contraddistinguono il genere.
Tra le regole e le caratteristiche da tener presente se si vuole scrivere un Fantasy ci sono: 

·       dare spazio alle descrizioni, ai personaggi, agli eventi, raccontando il soprannaturale come fosse reale

·       creare trame in cui il reale, personaggi dei nostri tempi quali bambini, ragazzi, ragazze, si intreccia con personaggi dell’irreale: centauri, cavalieri, draghi, unicorni…

·       usare la magia per consentire ai personaggi di vivere le loro storie, anche attraverso la caratteristica personale del protagonista (può essere molto veloce, molto forte, molto costante)

·       usare il manicheismo morale delle fiabe: personaggi positivi e personaggi negativi e farli vivere attraverso i loro gesti, le loro battaglie, i loro conflitti interiori

 Esercizio: Scrivi un breve racconto fantasy.
 

 

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martedì 25 luglio 2017

Obiettivo: romanzo


Mariangela Ciceri
giornalista - scrittrice di gialli - direttore UnitreAlessandria
docente di scrittura creativa Università delle Tre Età
Autrice di: Prigioniera della paura (romanzo)
Ricatto silenzioso (romanzo)
Scrivere, raccontare, raccontarsi. Manuale e tecniche di scrittura creativa
per vedere tutte le mie pubblicazioni visita la pagina: i libri che ho pubblicato
 
 
Scrivere un romanzo rappresenta sempre una sfida.
È un lavoro lungo, complicato (diffidate da chi dice il contrario) che, se svolto con i giusti strumenti può dare moltissime soddisfazioni.
Chi di voi si è cimentato nell’esercizio precedente (scrivere un breve racconto) avrà avuto modo di sperimentare il processo creativo quando si è alla ricerca di una idea da narrare. Nel caso del romanzo a questo vanno aggiunti: il tempo dello scrivere (un romanzo non nasce e si conclude certo in due giorni), le ricerche, la rilettura, l’editing e la ricerca di un editore, questo perché se nel caso del racconto si può decidere di scrivere solo per il gusto di farlo, è difficile che ci si imbarchi nella stesura di un romanzo che non preveda di avere. Presto o tardi, dei lettori.
Gli elementi essenziali per un buon romanzo, oltre alla trama, sono:
  • le ambientazioni storiche e geografiche;
  • l’evoluzione dei personaggi (che non possono essere gli stessi all’inizio e alla fine);
  • le tre componenti di cui abbiamo parlato nella lezione scorsa (incipit, parte centrale e conclusione);
  • il ritmo narrativo;
  • il colpo di scena (che non è appannaggio solo del genere giallo);
  • il punto di vista narrativo (prima o terza persona);
  • i dialoghi (essenziali e pericolosi perché quando non ben costruiti scadono in una retorica senza soluzione);
  • la rilettura del testo (in un romanzo proprio per l’estensione del manoscritto non è possibile controllare tutto in unico giorno e tutti i giorni);
  • la correzione (parte complessa perché occorre essere oggettivi oppure affidare il lavoro a chi si occupa di editing)
 
Rispetto alla metodologia per la progettazione e la stesura, ognuno dovrebbe trovare la propria. Ciò che conta è decidere fin dall’inizio il genere e identificare con equilibro i personaggi principali da quelli secondari, in modo da dare a tutti loro la giusta consistenza e dedicare il tempo necessario al loro sviluppo.
 
Esercizio: scrivi il primo capitolo del tuo romanzo.
 
 
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martedì 18 luglio 2017

Scriverò un racconto.


Mariangela Ciceri
giornalista - scrittrice di gialli - direttore UnitreAlessandria
docente di scrittura creativa Università delle Tre Età
Autrice di: Prigioniera della paura (romanzo)
Ricatto silenzioso (romanzo)
Scrivere, raccontare, raccontarsi. Manuale e tecniche di scrittura creativa
per vedere tutte le mie pubblicazioni visita la pagina: i libri che ho pubblicato

 
La scrittura di un racconto, di qualunque genere, richiede l’applicazione e il conseguente rispetto di regole, senza le quali i personaggi e la trama non avrebbero senso.
La maggior parte delle persone che hanno frequentato i miei corsi, sette delle quali hanno poi pubblicato con case editrici, non si è adattata «facilmente» a questo passaggio, essenziale a mio avviso, per scrivere un buon testo, rispetto a un «buon tema scolastico».
La creatività, la fantasia, lo scrivere in modo leggibile e scorrevole non sempre sono gli elementi che determinanti.
Anzi!
C’è chi con le parole scritte, come quelle orali, è abile, ma lo è nel fornire dettagli irrilevanti e nell’infarcire i contenuti di retorica da supermercato.
La prima cosa da chiedersi quindi, quando ci accingiamo a scrivere un racconto è:
Per chi lo scrivo? (è una pagina di diario?)
A chi lo scrivo? (è un testo per bambini, adolescenti, adulti?)
Quale futuro prevedo per questo testo? (resterà nel cassetto o intendo proporlo?)
Se voglio mettere su carta una mia esperienza, consapevolizzare emozioni, ricostruire eventi, condire con fantasia i ricordi, abbellendoli o appesantendoli, sarò assolutamente libera di usare una modalità di scrittura personale e non soggetta a critiche tecniche.
Se invece il mio obiettivo sarà incominciare a sperimentare una scrittura più «professionale» le regole non possono che essere le mie fidate compagne di viaggio.
Inoltre se quello che voglio dire scrivendo, è ben chiaro nella mia testa, dovrò fare sempre molta attenzione, a non sottintendere ciò che per altri non è esplicito.
Se la mia intenzione è invece sottoporre il testo a un editore o a un concorso, dovrò tenere ben chiara la regola principale, a mio parere, della scrittura creativa: il rispetto delle parti che compongono qualunque produzione letteraria e che se inesistenti o non equilibrate, rendono mediocre qualunque buona idea.
Esse sono: l’incipit, anzi, un buon incipit che invogli l’editore o chi per esso ad andare oltre la seconda riga di quanto scritto, una parte iniziale, una parte centrale e una conclusione.
Sono elementi imprescindibili per narrare, sono binari entro i quali il treno del raccontare può costruire il suo percorso, fatto di rettilinei, curve, gallerie, ma sempre all’interno di «binari» che garantiscono l’arrivo, ovvero la fine.
Un inizio troppo lungo rispetto alla conclusione o viceversa, non sono un buon biglietto da visita.
Per soddisfare le regole occorrono esperienza, pazienza e aver letto moltissimo.  

Esercizio. Scrivi un breve racconto dal titolo: «Il profumo dell’estate» cercando di identificare, segnalandolo, l’incipit, l’inizio, la parte centra e la conclusione.

 

 
 

 Copyright © 2017 Mariangela Ciceri - L'autore non è responsabile per quanto pubblicato dai lettori nei commenti ad ogni post. Alcuni testi o immagini inserite in questo blog sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore, vogliate comunicarlo via e-mail, saranno immediatamente rimossi. 

martedì 11 luglio 2017

Scrivere un mistero. La scrittura giallo-poliziesca

Mariangela Ciceri
giornalista - scrittrice di gialli - direttore UnitreAlessandria
docente di scrittura creativa Università delle Tre Età
Autrice di: Prigioniera della paura (romanzo)
Ricatto silenzioso (romanzo)
Scrivere, raccontare, raccontarsi. Manuale e tecniche di scrittura creativa
per vedere tutte le mie pubblicazioni visita la pagina: i libri che ho pubblicato  




Il giallo è un genere narrativo per lungo tempo «declassato» a letteratura di serie B nonostante conti, tra i suoi autori, scrittori di assoluto rispetto nel passato e nel presente.
Ha una struttura, almeno nella sua accezione classica, rigida poiché un racconto, per essere definito giallo, deve contenere e svilupparsi attorno alla descrizione di un crimine e alle indagini che condono o meno alla sua soluzione.  
Ha dei sottogeneri, sebbene non sia così scontato definirne le sfaccettature: poliziesco, noir, thriller, legale thriller… e presenta, strutturalmente, affinità con la fiaba.
I personaggi e gli eventi sono obbligati: una vittima, un mistero, un movente, un investigatore, un intreccio articolato, indizi sparsi con logica e al fine di far «avanzare la trama».
La modalità narrativa scelta consente, a seconda dei casi, di usare quelli che Tomaševskij definisce «espedienti dilatori» che modificano il grado di conoscenza dei fatti in base a orizzonti di consapevolezza riassumibili in:

  • il lettore sa / i personaggi ignorano
  • alcuni personaggi sanno / altri ignorano
  • il lettore sa / alcuni personaggi ignorano
  • nessuno sa niente
  • la verità è scoperta per caso
  • i personaggi sanno / il lettore ignora

La trama con il suo intreccio narrativo deve contenere un vero e proprio ragionamento logico dove non devono mancare:

un problema da risolvere: un evento, un crimine, una situazione apparentemente inspiegabile
l’osservazione: l’analisi, le riflessioni, le considerazioni e le ipotesi attraverso le indagini
la conclusione: che nel caso del giallo classico significa anche soluzione del mistero e conseguente affidamento del colpevole alla giustizia
la dimostrazione: i passaggi logici e deduttivi attraverso i quali che indaga è giunto alla soluzione del mistero

Una delle regole basilari per scrivere un buon giallo con un intreccio efficace è, a mio avviso, quella della lealtà narrativa che consiste nel dare a chi è giunto alla lettura del capitolo conclusivo del romanzo, la possibilità di ripercorrere il libro a ritroso e di convenire che in un certo senso la soluzione gli stava davanti agli occhi, perché lealmente l’autore non aveva tenuto nascosto alcun indizio.

Esercizio: Una baita in montagna, un insegnante in pensione, una giornalista,  un investigatore e un mistero.

 



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martedì 4 luglio 2017

Creatività e gusto


Mariangela Ciceri
giornalista - scrittrice - direttore UnitreAlessandria
docente di scrittura creativa Università delle Tre Età
dottoressa in Scienze & Tecniche Psicologiche - Counselor Professionale Avanzato
Master in Counseling Integrato Scuola Superiore Europea di Counseling Professionale
per iniziative e laboratori visita il sito http://www.mariangelacounselor.blogspot.it/
Linkedin Mariangela Ciceri - cicerimariangela@gmail.com

 

Si scrive soprattutto per comunicare e non vi è alcuna forma di comunicazione che non si avvalga anche dei sensi i quali rappresentano, e sono una porta, tra noi e il mondo.
Un buon testo, di qualunque genere e qualunque sia la sua finalità, ovvero «cosa» chi lo scrive vuole fare «arrivare» al lettore, è reso tale attraverso l’applicazione di una regola: «mostrare» e non descrivere.
Un esempio potrebbe essere dato dalla frase: «ho mangiato un buon gelato».
Frase che non ha di per sé alcun significato comunicativo. Questo perché il concetto di «buono» è qualcosa di estremamente personale e soggettivo. Per me un buon gelato potrebbe essere quello acquistato al supermercato, un cornetto al cioccolato, magari vegano ma qualcun altro, leggendo potrebbe farsi venire in mente un gelato artigianale servito in uno scodellino con un cucchiaino colorato.
Il lettore quando non ha dettagli rispetto a ciò che legge tende a inserirli attingendo alle proprie esperienze e alla propria capacità di fantasticare.
Se nel descrivere un’esperienza, una situazione, un evento useremo i sensi stabiliremo dei confini entro il quale chi ci legge potrà contenere la sua immaginazione senza correre il rischio di alterare la comunicazione alla base dello scritto.
Scrivere usando come strumento principale il gusto è un modo per sperimentare la scrittura attraverso i sensi.
Rientra nel filone dell’autobiografia poiché «ricordando» un sapore e un gusto già assaggiati ci riappropriamo di vissuti e di ricordi per arrivare a esplorare, descrivere e vivere il presente.
Usare la percezione per narrare emozioni, creare personaggi e racconti ci consentirà di creare una sorta di «ricettario» della nostra vita.
Si potrà quindi narrare l’infanzia e ricordi che emergono pensando al cibo tipico di quell’età. Ricordare le persone che cucinavano per noi e come lo facevano. Quali erano i cibi del giorno di festa e come venivano preparati e presentati. I colori, i profumi, le stanze e le persone.
E ancora associare i sapori «forti» ai momenti complessi dell’esistenza: adolescenza, i problemi con la scuola, gli amici, i primi amori, l’ingresso nel mondo del lavoro, oppure l’attesa di un lavoro.
Il dolce, l’amaro, l’acre e il brusco della vita.
Racconti che parlano di noi e di come attraverso il cibo che ci hanno dato, che abbiamo cucinato, comprato, ordinato e mangiato possiamo raccontarci. 
 

Esercizio consigliato: pensa a un giorno di festa (compleanno, Natale, Pasqua, una nascita…) e raccontalo facendo del cibo il personaggio principale.

 

 



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mercoledì 28 giugno 2017

Il racconto autobiografico: perché e quando parlare di sé.


Mariangela Ciceri
giornalista - scrittrice - direttore UnitreAlessandria
docente di scrittura creativa Università delle Tre Età
dottoressa in Scienze & Tecniche Psicologiche - Counselor Professionale Avanzato
Master in Counseling Integrato Scuola Superiore Europea di Counseling Professionale
per iniziative e laboratori visita il sito http://www.mariangelacounselor.blogspot.it/
Linkedin Mariangela Ciceri - cicerimariangela@gmail.com

 

Narrare il passato è spesso un’occasione per rileggere le nostre esperienze, le nostre vicissitudini, le nostre storie arricchendole di significato.
È un modo per accedere ai propri vissuti emotivi usando la parola scritta per esplorare e riconoscere limiti, paure, successi, insuccessi ma soprattutto emozioni.
Significa porsi davanti al puzzle della propria vita ed avere la possibilità, assemblando i tasselli degli accadimenti passati, di confermare o cambiare l’immagine che abbiamo di noi, trovando nel passato ciò che dà un senso al presente.
L’uso della creatività e della parola scritta, quando veicolate da una significativa introspezione, inoltre, consentono da un lato l’emergere di comportamenti o atteggiamenti che non sentiamo più nostri e che per noi non hanno più alcun valore agire, dall’altro la possibilità di scoprire i desideri e trasformarli in racconti.
Sapere chi siamo, provare a ricordare e descrivere quali persone abbiamo incontrato e come questi incontri hanno condizionato le nostre vite, riconoscere le aspettative deluse e quelle invece soddisfatte, ci aiuta a comprendere e a dare un senso agli eventi che hanno segnato in positivo o negativo la nostra esistenza.
Non si tratta di raccontare le proprie emozioni ma scrivere con e attraverso di esse e sapere, fin dalla prima parola tracciata sul foglio, che quanto abbiamo scritto causerà delle reazioni. Positive, negative, di difficile definizione, ma una volta raccontata la nostra storia, anche volendo non sarà possibile tornare indietro, «non saremo mai più gli stessi di prima, perché la scrittura ci guida sempre altrove
Una delle più accettate definizioni di memoria autobiografica è quella di Brewer (1986), il quale parla essenzialmente di «memoria per le informazioni legate al sé».
Quando ci si appresta a scrivere un’autobiografia, il recupero dei ricordi e delle emozioni ad essi collegate, è una tappa importante.
A volte persino «pericolosa» per diverse ragioni:
·       attingere a ricordi che vorremmo dimenticare
·       dare una valenza al ricordo che non corrisponde alla realtà, perché con il passare del tempo è difficile ricordare tanto che si parla di: copertura dei ricordi e di ricordi cdi copertura
·       esporci alla narrazione di aspetti «privati» che potremmo non voler condividere o che nella loro modalità narrativa coinvolgono altre persone

 L’autobiografia impone regole e passaggi, come ogni altro genere letterario:
·       decidere se quanto si scrive debba avere un significato privato o pubblico (nel primo caso meglio scrivere un diario e nel secondo tenere un blog)
·       se si scrive per se stessi, concedersi la possibilità di essere il più possibile oggetti ed onesti rispetto agli eventi narrati, senza però tralasciare quello che rende «vivo» lo scrivere: le emozioni 

Esercizio: prova a “raccontare” in prima o in terza persona, il tuo ricordo più antico.

 

 


 

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