martedì 24 novembre 2015

Vi racconto e mi racconto, ossia mi presento.


Quando parliamo a noi stessi, riflettiamo, pensiamo e raramente escludiamo la fantasia. Un evento critico verrà arricchito di particolari adatti a convincerci e convincere di quanto accaduto e lo stesso succederà per gli eventi positivi, quelli che ci ricaricano, ci fanno sentire vivi, importanti, realizzati, all'altezza della situazione.
In realtà per la maggior parte del tempo sia che siamo concentrati su eventi passati o su quelli futuri, condizionati da ciò che sentiamo di essere nel 'qui ed ora', rivalutiamo, rigiudichiamo, ri-soffriamo per le azioni passate influenzando la progettazione quelle future.
Raccontarci e raccontare ci permette di costruire e consolidare (nel bene e nel male) la nostra realtà-identità perchè se ci privassimo della possibilità di narrarci o narrare il passato, ci priveremmo di una parte indispensabile di noi e della nostra unicità.
Osserviamo i bambini. Seppur piccoli e con un vocabolario contenuto essi hanno una grandissima capacità di dare voce alle esperienze, arricchendole di contenuti fantastici che spesso, da adulti, etichettiamo come bugie.
L'incapacità di narrare, d'altra parte, è una manifestazione tipica di disturbi neurologici quali l'Alzheimer al punto da introdurre la reminescenza (l'autobiografia) tra le metodologie per rafforzare i processi emotivi e cognitivi.
Perdere la capacità di narrare quindi, significa perdere identità.
Ma proprio perchè il racconto del nostro vissuto è parte di ciò che siamo, ci sono argomenti, situazioni, sentimenti ed emozioni che non siamo pronti a condividere.
Scrivere di cose che ci hanno fatto o ci fanno ancora soffrire non significa doverle spartire con altri. Ci sono luoghi segreti in cui scrivere storie segrete e se la paura che ciò che narriamo possa finire in mano ad altri, esiste la possibilità di distruggere, dopo averlo riletto, ciò che abbiamo espresso. Ed è proprio rileggendo che a volte, la prospettiva di partenza cambia.
Sia che si scriva per rendere pubblici i propri pensieri, però, o che lo si faccia per entrare in contatto con aspetti intimi di noi, ciò che la narrazione implica sono una notevole consapevolezza  ed l'assunzione di responsabilità.
C'è poi un tempo per narrare ed un tempo per essere ascoltati. Perchè alla fine ciò che acquista valore è la comprensione. Gli eventi della nostra vita, del quotidiano, diventano capitoli di un romanzo unico e irripetibile e se il bisogno-desiderio di chi scrive è comprendere quello che la narrazione ancora non gli ha mostrato, un percorso di counseling gli permetterebbe di avvicinarsi ed esplorare quelle narrazioni che includono o portano con sè progetti di cambiamento per un 'qui ed ora' migliore, per non restare impantanati nel passato, per essere sostenuti nei progetti e nelle scelte future.
 
 
immagine da: venezia.camp.org